lunedì 30 aprile 2012

Considerazioni sul referendum sulle Comunità di Valle

Trento. I risultati del referendum arriveranno domani e ci diranno chi avrebbe vinto tra l'abrogazione delle Comunità di Valle e chi le sostiene, ma sarà un risultato inutile.

Inutile il risultato di domani dopo il responso delle urne sull'affluenza, perché la stessa condanna il referendum alla nullità. Una nullita dovuta a molti fattori primi fra tutti di una scarsa pubblicità delle ragioni del si. Non che chi era per il mantenimento abbia saputo dire il perché le Comunità di Valle siano utili, ma si è trincerato anche attraverso le affermazioni di Dellai sul non voto. C'è chi ha pure detto che un'abrogazione delle Comunità di Valle riportava ai Comprensori, ma questa era una realtà irrealistica.

Si è evitato il confronto non cercandolo in modo di spiegare un quesito che si riteneva troppo complesso per lasciarlo alla popolazione e si è finito per perdere. Si per perdere, perchè con il fallimento di questo referendum non ha perso solo la Lega ma tutti, in quanto ha vinto solo il partito dell'astensionismo. Se un presidente della Provincia e una maggioranza aveva temi giusti per sostenere le comunità doveva non nascondersi con l'astensionismo e indicare (motivandolo) il voto conseguente il NO.

Il partito dell'astensionismo. Tale partito a totalizzato con il 72,63% quasi i due terzi degli aventi diritto; una maggioranza questa utile perfino per modificare la costituzione repubblicana se ci fosse in parlamento. Le Comunità sono salve, ma questo voto hanno fatto emerge se in connessione con le elezioni dei rappresentanti nelle Comunità di Valle su tali enti c'è perfetto disinteresse.

Non è solo il disinteresse però a portare a tale maggioranza, ma forse nella nostra provincia esistono interessi molto forti che remano contro tale referendum. Gli interessi forti sono dovuti ai vari amministratori e dipendenti pubblici, i quali molto numerosi occupano tali enti. E' innegabile se guardiamo ai settori importanti della nostra provincia che ha livello anche di dipendenti, il settore più importante in città e sopratutto nelle valli, sia il settore pubblico e che su esso ruoti spesso tutta l'economia di qualche zona.

Il nodo del quorum. Il quorum è un'arma non solo per dare forza al risultato referendario, ma anche per far in modo che i partiti che vorrebbero far votare no abbiano due possibilità di vittoria. Il quorum andrebbe tolto in modo da obbligare i partiti ad esprimersi e sostenere le loro idee con argomenti forti. Se sono sicuro di una riforma la sostengo e non con ciò che si è sentito "bisogna aspettare che vadano a regime", ma con i benefici che le stesse portano.

Mi si dirà, sull'acqua e nucleare referendum nazionali il quorum non è stato di ostacolo. E' normale che su temi di così grande spessore e che hanno avuto quel battage mediatico che c'è stato abbiano movimentato le persone a votare. I sentori di una vittoria schiacciante del si in quei casi ha movimentato anche il no e ciò ha aiutato il superamento del quorum. Se questo è vero vorrà dire che tutto ciò che non tocca sulla pelle della gente non ha valore referendario e con tutto rispetto l'organizzazione interna degli enti e gli ordinamenti degli stessi non sono temi sentiti. O si toglie il quorum o su tale temi tanto vale mettere una pietra sopra e non proporre più referendum.

La perdita di credibilità dello strumento referendario. C'è da dire che anche tale tema può aver influito e aver portato al fallimento dello strumento referendario. Sebbene ci sono stati esempi recenti di sorpasso del quorum come nel caso dell'acqua e del nucleare spesso non si è raggiunto. Anche nel caso di raggiungimento del quorum i risultati ottenuti sono scarsi, in quanto se nel caso del nucleare semplicemente non si è riattivato il percorso verso lo stesso nel caso dell'acqua nulla è stato fatto. La gestione viene in molti casi fatta ancora attraverso aziende private o a maggioranza pubblica ma di diritto privato. La vera gestione pubblica sarebbe stata dandola in mano ai comuni, ma anche in un comune come Trento, che si è mosso in tale direzione, si trova difficoltà in quanto ciò vorrebbe dire ingenti esborsi di denaro. Che senso ha votare un referendum se poi non viene rispettato il volere dei cittadini?

La scarso battage che il gruppo che sosteneva il referendum, che mi ha trovato tra firmatari nei gazebo di raccolta firme, ha saputo mettere in campo per spiegare l'inutilità delle stesse ha dato forte mano alla maggioranza provinciale nel dire che servono e che la disaffezione dei cittadini è dovuta al periodo di rodaggio della riforma. Inoltre la data il 29 aprile è tra il 25 e il 1 maggio e ciò non incentiva le persone a votare preferendo approfittare dell'occasione per andare in vacanza. Tanti errori e troppi temi hanno giocato a sfavore del referendum sul quale sebbene ho creduto, sopratutto dopo le esternazioni di alcuni partiti, mi sono accorto non aveva speranza di vittoria. E' comunque utile una riflessione e ripensare tale strumento che tranne pochissimi argomenti è destinato sempre a fallire.

giovedì 26 aprile 2012

Domenica 29 aprile 2012 per abrogare le comunità di Valle

Canal San Bovo. Domenica il popolo vota, sebbene l'establishment provinciale ha messo la data tra il 25 aprile e il 1 maggio zona favorevole all'astensionismo che loro stessi invocano.

Tutto si può dire sulla tornata referendaria anche che è cavalcata dalla Lega Nord, ma nessuno può dire che non tocca il cittadino. Molti vorrebbero far passare una vittoria al referedum come una vittoria leghista, ma non è così anche perchè se proprio si volesse far passare tale idea sarebbe una vittoria parziale. Non si deve cadere in tale logica per non affossare il referendum.

L'abrograzione in questione non è un'abrograzione delle Comunità di Valle o per lo meno non in modo totale visto che il secondo quesito non ha raccolto le firme necessarie (serviva un numero di firme da raccogliere nella valle di Fassa) e quindi non si potrà affossare anche il Comun General di Fascia. E' comunque l'abrograzione di un sistema che tende  a risolvere i problemi di coordinamento e di nanismo dei comuni trentino creando enti intermedi. Il quesito che ci verrà sottoposto è chiaro e attiene non all'impianto di deleghe delle competenze dalla provincia, ma alla scelta fatta dalla provincia circa le condizioni per il suo esercizio. Inutile dire che le Comunità di Valle hanno fallito, perchè sebbene c'è chi dice che bisognerebbe aspettare che il sistema vada a regime, è evidente che non sono le comunità dei cittadini. E non potevano esserlo, infatti andrebbero a cozzare contro l'ente comunale il quale è previsto dalla costituzione come invece non lo sono le comunità in questione.


La sanatoria. Ma come da dove proviene allora l'ente? L'ente è stato previsto nella sua struttura iniziale nella Legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 e nelle sue successive modificazioni e integrazioni. La normativa sull'ente ha reso, nell'attuale struttura, prevedendone una parte dei componenti della comunità votati dai cittadini e in parte dai comuni, di difficile gestione. Ovvio che tale sistema è stato così concepito per evitare l'incostituzionalità ,dando però alla stessa un valore anche politico. Questa situazione però ha modificato la situazione ordinamentale dei comuni e non avrebbe tenuto se non fosse stato approvato il Dpreg. 1 febbraio 2005 n. 3/L nella forma attualmente vigente Dpreg. 1 febbraio 2005 n. 3/L nella forma attualmente vigente (quindi con le modifiche più recenti) che da alla provincia la possibilità di istituire forme collaborative comunali con elezione diretta dei rappresentanti nelle stesse. Ma ovviamente c'era lo scoglio comuni nella costituzione e si è fatto a metà. Ovvio quindi che il comune ha un forte potere nella comunità che più che una comunità di cittadini è di comuni. Ma non bastava, come qualcuno dice, effettivamente solo una convenzione tra gli stessi? Visti gli alti costi per sostenere un'ente direi proprio di si anche perchè ciò avrebbe spinto a condividere in futuro le competenze e  pensare alla fusione dei nostri comuni. Al cittadino non servono enti nuovi e cariche da distribuire ma efficienza ed efficacia nei servizi e, sebbene alcune competenze sono proprie della comunità, spesso una tale pletora di enti più che semplificare e rendere più efficiente al cittadino il servizio rende la vita più difficile allo stesso.

Dopo la sanatoria come, detto del Dpreg. 1 febbraio 2005 n.3/L nella forma vigente, e 6 anni dalla loro istituzione ancora i politici non hanno saputo dimostrarci perchè servono e molta gente è ancora confusa sulla loro utilità. Di contro quello che sembrava uno sfizio leghista è stato abbracciato da PDL, Fli, Comunisti, Sel e da diversi militanti del PD. Era difficile che l'UPT facesse un mea culpa visto che è stato fondato da Lorenzo Dellai, il presidente che ha dato alla luce le Comunità di Valle.

Dopo ciò che è stato detto non posso far altro che fare un APPELLO AL VOTO qualunque esso sia anche se vorrei che la maggior parte votasse si e possibilmente VOTARE SI entro le 12.00 per dare un forte segnale che il cittadino c'è e che la democrazia non è nelle mani dei partiti o dei capi di turno ma dei cittadini. Chiudo col dire che si voterà solo domenica dalle 6.00 alle 22.00 e che per il comune di Canal san Bovo si potrà usufruire dei seguenti mezzi di trasporto pubblico nei seguenti orari e che quindi non si hanno scuse se non si ha patente o troppo anziani per guidare. Se avete inziative identiche che possono agevolare il voto scrivetemi all'email pierluigi.fabbris@email.it.

BUON VOTO A TUTTI

mercoledì 4 aprile 2012

Nuovo Blog

Buongiorno,
vorrei avvisarvi che il blog attuale sostituisce in tutto e per tutto quello vecchio essendo andato perso a causa di problemi in fase di aggiornamento. Sperando di poter riiniziare un rapporto con chi vorrà.
Distinti saluti,
Fabbris Pierluigi